Genoa: Piatek-Kouamè, la coppia che fa sognare

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La classifica esaltane, seppur provvisoria e dovuta in larga parte ad un calendario iniziale assolutamente morbido, consente al popolo rossoblù di sbizzarrirsi sul terreno dei raffronti tra presente e passato. D’altronde, come sfuggire alla tentazione di comparare l’attuale capocannoniere Piatek con i suoi predecessori, e poi il duo formato dal polacco e da Kouamé con altre coppie di attaccanti che avevano esaltato la Nord?

Piatek, chiaramente, sta mantenendo medie che nessun altro calciatore rossoblù ha mai avvicinato. E’ presto, ripetiamolo, per inserirlo nella “Hall of Fame” genoana: l’avvio eccezionale dovrà essere rafforzato da un prosieguo di stagione sulla falsariga. La premesse però ci sono tutte, ma è doveroso attendere ancora un paio di mesi e qualche collaudo più probante.

Certo, l’insaziabile Krzysztof ha tutto per emulare i grandissimi del passato genoano, pur possedendo caratteristiche ben differenti. Pruzzo, ad esempio, era un ariete pazzesco, pur cavandosela anche con i piedi, mentre Skuhravy, oltre a colpire di testa in modo efficacissimo – sfruttando i 193 entimetri – era un uomo sponda fantastico. Infine Milito, la cui carriera è stata inimitabile: campione cristallino, che tuttavia – vale ricordarlo – impiegò quasi sei mesi per ambientarsi al calcio italiano.

Piatek forse non è in grado di appagare l’occhio del tifoso, ma lascia a bocca aperta per certe doti davvero uniche. Nessuno dei sunnominati, ad esempio, si avvicina a lui per capacità realizzative pure. Innata è la sua propensione a rendere semplici certe giocate che semplici non sono e pazzesca la sua precisione al momento di concludere: di testa e soprattutto di piede. Una prerogativa figlia di un’assoluta coordinazione nel preparare la stoccata: il corpo non è mai sbilanciato, il piede ben indirizzato. Ed ecco uscire dal suo destro rasoiate che finiscono regolarmente ad un palmo dalla radice dei pali, dove nessun portiere potrebbe arrivare.

Il polacco è ragazzo intelligente con ampi margini di miglioramento, ma ha già imparato a rendersi utile anche in altre zone del campo. Altro che Inzaghi e Icardi, pesi morti quando la palla è degli avversari: il rossoblù è sempre il primo difensore.

Ed eccoci al suo compagno di reparto, Kouamè, che ha indotto parecchi addetti ai lavori (compreso il sottoscritto) a ricredersi. Lo si giudicava esclusivamente un magnifico veltro, in grado di sfruttare la propria velocità negli spazi sterminati. La gara di Frosinone lo ha definitivamente consacrato non come semplice bomber ma come giocatore a tutto tondo. Ovvio, negli occhi dei tifosi rimarrà a lungo quel beffardo doppio palo centrato con un’unica conclusione: sarebbe stato il legittimo premio per una prestazione da “otto” in pagella. L’ivoriano, infatti, aveva già firmato tre pregevoli assist: il primo colpevolmente sciupato da Romulo, reo di aver spedito in curva quel pallone così ghiotto; il secondo e il terzo sfruttati a dovere dall’implacabile Piatek, che non aspettava altro.

Una coppia del genere, dopo i lunghi digiuni offensivi dello scorso anno, rappresentano in casa Genoa una fantastica novità, capace anche di mascherare gli stenti di un centrocampo povero di qualità (a parte ovviamente Sandro, altra new entry di tutto rispetto) e le smagliature di una difesa non sempre sicurissima. E anche per i due freschi cannonieri rossoblù si sprecano i raffronti con qualche fuoriclasse del tempo che fu. C’è chi va a ritroso con la memoria sino a chiamare in causa Pruzzo e Damiani: un eccezionale centravanti ed un’imprendibile ala col vizietto del gol. Eppoi, in tempi meno remoti, Skuhravy ed Aguilera, fatti per giocare assieme. Il ceko era fromboliere, l’uruguagio una zanzara assai pungente, capace di colpi di classe da applausi. Il loro Genoa giunse quarto, ma erano altri tempi: oggi i genoani sarebbero già felici se Krzysztof  e Christian proiettassero il Grifone in fondo alla colonna a sinistra della classifica.

PIERLUIGI GAMBINO