Genoa: l’attacco non va e Lapadula continua a deludere

0
863
Lapadula, attaccante del Genoa
Lapadula, attaccante del Genoa

Verissimo: il Genoa ha perso una partita assurda, pagando il solo tiro in porta tentato dagli avversari. Stavolta, il dispetto dai rossoblù è stato pari a quello provato dai giocatori di Benevento e Sassuolo, sconfitti a Marassi in una dei rarissimi tentativi portati dal Grifo. Insomma, il destino qualche volta dà e qualche altra toglie e va accettato.

Inaccettabile invece è dover assistere a reiterate dimostrazioni di impotenza offensiva come quelle che la squadra del Balla ci propina in pratica da inizio stagione. Altro che somma di inDizi: qui le prove di un’assoluta idiosincrasia al gol sono schiaccianti.

Stavolta, neppure il ravennate è esente da colpe. Possibile che contro i giganti dell’Udinese sia rimasto in panchina il solo… cestista in organica, quel Galabinov che in tempi recentissimi aveva regalato il successo sul Sassuolo? Non a caso, il bulgarone, nello spezzone di gara concessogli, ha timbrato la sbarra con u’incornata delle sue: perché mai è stato immesso così tardi, in specie dopo aver soppesato il peso offensivo di Lapadula, pressoché nullo? Ovvio, nessun tecnico può ignorare le esigenze della propria società, che ha bisogno di far fruttare un investimento cospicuo, ma qui c’è da salvare la pellaccia: altro che perdersi in altre considerazioni.

 Gli alibi di Ballardini

Dato a Davide quel che è di Davide, dobbiamo scagionare totalmente il tecnico attuale in tema di scelte di mercato. Non è colpa sua se nellarosa genoana non si scorge l’ombra di un fantasista, di un centrocampista dotato di “gamba”, di un esterno che sappia superare l’uomo e crossare. Vedere prima Biraschi e poi – udite, udite – Izzo giostrare sulla fascia col compito di buttare palloni in mezzo è stato un’atrocità assoluta oltreché un’assurdità. In teoria, il mister avrebbe potuto offrire l’ennesima chance a Lazovic, che in due anni in rossoblù ha entusiasmato solo 90 minuti a Frosinone, ma come dar torto all’allenatore?

Dunque, esistono carenze mostruose, cui la società non pare stia ovviando efficacemente. Inutile aggrapparsi ai venti e più milioni che giungeranno dal Principato per la cessione di Pellegri: quei denari servono per tappare le falle più profonde nel bilancio e per garantirsi l’iscrizione al prossimo campionato. Realtà amara di un club che versa in pessime condizioni finanziarie pur avendo, nel giro di due lustri, incassato centinaia milioni alla voce plusvalenze.

Genoa: che mercato è?

Tenuto conto di certe premesse, non si spiegano ugualmente le prime mosse di mercato . Passi per l’acquisto di un centrale difensivo, atto a rimpolpare numericamente il reparto, ma siamo proprio certi che Medeiros risolverà i problemi offensivi? A che scopo portarsi a casa Pereira, un terzino destro, adatto ad un altro modulo tattico? E che dire di Hiljemark? Capiamo che non è costato un euro e che Balla lo conosce già, ma serve ben altro per il salto di qualità. Potrebbe, se non altro, avvicendre degnamente il partente Rigoni, del quale – in questo campionato – si ricorda solo la pesantissima rete di Crotone.

La verità è che a Villa Rostan resiste la convinzione di una salvezza conquista comodamente e in anticipo. Ottimismo esagerato? Temiamo di sì, considerato che potrebbero bastare due sconfitte di fila per veder cancellato l’attuale margine attivo. Meglio restare sul pezzo, senza cullare il sogno proibito del centroclassifica. Di sicuro il Genoa attuale, dalla cintola in su, il peggiore dell’era Preziosi, e il presidente merita solo la scusante legate al rendimento di Lapadula, che sta deludendo non solo lui ma tutti noi. Per il resto, che questa rosa – esclusa la difesa, vale ripeterlo – fosse povera di qualità, muscoli e velocità non ci voleva un una speciale competenza di calcio per riconoscerlo.

Vero, a gennaio è sempre difficile rinforzarsi, ma accettando di sborsare parte del denaro in arrivo, qualche rinforzo di valore lo si trova certamente.