Genoa: la cura Juric ha del miracoloso

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Juric durante un allenamento con il Genoa
Juric durante un allenamento con il Genoa
Terme di Genova

Pierluigi Gambino analizza il momento del Genoa dopo il pareggio con la Lazio. La cura Juric ha funzionato subito.

A rincuorare il popolo genoano e a convincerlo nella salvezza, sarebbe forse bastata la prestazione offerta contro la Lazio nell’avvio dello Juric-bis. In aggiunta è arrivato un punticino inatteso alla vigilia e ancor più prezioso alla luce del clamoroso successo dell’Empoli a Firenze e del meno imprevisto pari conquistato dal Crotone a Torino.

Se il Grifo disputerà le restanti sei partite con lo spirito mostrato sabato sorso, i residui, ormai pallidi timori di retrocessione si volatilizzeranno presto. Concedendo ai calabresi dodici punti sui 18 disponibili – e ci teniamo, obiettivamente “larghi”, quasi ai confini dell’utopia – ecco che basterebbero due passi avanti per tagliare l’agognato traguardo, possibile a rigor di logica già sfruttando la gara interna con un Chievo ormai mentalmente in vacanza.

Genoa: il miracolo di Juric

Detto delle prospettive a tempi medi, non più allarmanti, ci chiediamo tutti, senza una risposta plausibile, come abbia potuto mister Ivan rianimare prontamente un gruppo sopito, in catalessi e ormai in preda agli eventi. Era ormai chiaro che i giocatori volessero la testa di Mandorlini, il cui breve interludio (pur caratterizzato da quattro punti pesantissimi) ha avuto notevoli analogie con quelle di Malesani nel 2012. Non si pensava però che Juric compisse subito il miracolo, anche considerando che a sua volta era stato praticamente messo alla porta dalla squadra stessa con lo storico 0-5 di Pescara.

Da Veloso a Pandev, tutti rivitalizzati

I ritorni di Juric e Veloso hanno trasformato il Genoa
I ritorni di Juric e Veloso hanno trasformato il Genoa

Juric, amato dalla piazza e umanamente stimato anche dai suoi atleti, ha semplicemente ripercorso i sentieri battuti durante un girone di andata prodigo di gioie. Il nuovo Genoa è tornato ad essere un collettivo accettabile, più debole di quello vecchio semplicemente perché Rincon, Pavoletti, Ocampos e Perin non si possono perdere a cuor leggero e senza pagare dazio. I… superstiti, comunque, bastano per scongiurare il peggio: dopo tutto, conoscono i metodi dell’allenatore e, se guidati sul campo da Veloso, riescono anche a mascherare certe crepe costituzionali ineliminabili.

Il croato ha solo attuato le mosse che l’esperienza e la logica gli suggerivano: la difesa a tre, la scelta del combattivo e prestante Ntcham per completare il centrocampo, il ritorno di Rigoni alle spalle di Simeone e il rilancio di Palladino, l’unico rinforzo di gennaio, da lui insistentemente richiesto per vivacizzare la manovra e nel contempo dirigere spogliatoio e squadra sfruttando la propria conoscenza dell’ambiente. Da qui a fine stagione il tecnico toccherà assetto e formazione il meno possibile, sia per puntare su un affiatamento ormai acquisito sia per la carenza indubbia di alternative all’altezza, se escludiamo quel Pandev il cui recupero alla causa rappresenta uno delle conquiste più apprezzate da parte di Juric. E pazienza se i baby Morosini, Beghetto e Biraschi siederanno a lungo in panca: la missione di provarli in ottica futura non è ancora all’ordine del giorno, soppiantata dalla ragion di stato.

Il ricordo di Spartaco Landini

Chiudiamo ricordando con nostalgia e tristezza Spartacone Landini, che ai colori rossoblù ha dedicato una fetta cospicua della sua vita da dirigente calcistico. Era un general manager competente, attento, apprezzabile, un convinto aziendalista. Persona d’altri tempi, un gentiluomo che si approcciava ai cronisti con cordialità e disponibilità al dialogo. In tempi di calciomercato, ogni tanto ci propinava qualche innocente bugia, che rientrava pienamente nel suo ruolo e non ha mai intaccato la stima nei suoi confronti.