Genoa a due facce: difesa impermeabile, attacco da retrocessione

0
278
La delusione di Lapadula

Difesa da Europa, attacco da retrocessione. Il Genoa continua a vivere un campionato a due facce, l’analisi dopo la sconfitta con il Milan.

Le cifre non dicono mai bugie, specialmente quando sono nette, inequivocabili e non si prestano ad alcuna discussione. Passano i mesi in casa Genoa, da Juric si è passati a Ballardini, ma se i risultati – fortunatamente – sono migliorati, i dati di fondo sono rimasti immutati. Basti osservare, nella graduatoria di A, le due colonne inerenti i gol realizzati e quelli subiti. Ebbene, il Grifo occupa la quinta piazza nella seconda classifica, quella che esalta l’impermeabilità di una squadra. Ergo, la fase difensiva è da Europa League e neppur lontana dalla Champions. Opposte le considerazioni riguardo alla prolificità: solo Sassuolo e Benevento hanno fatto peggio. Come dire che al momento di offendere i rossoblù sono da retrocessione secca.

E’ un Genoa monotematico

E’ un Genoa che può giocare solo in un modo e regalare prestazioni in fotocopia: egregie quando è l’avversario a fare la partita, disarmanti se il ruolo passa a Bertolacci e compagni. Per i tifosi coi capelli d’argento, abituati per decenni a incassare schiaffoni da destra e da manca, ammirare una squadra che concede le briciole anche agli avversari più titolari è già un motivo di orgoglio. Chi, invece, gradirebbe anche provare emozioni e cullare speranze di segnatura e, quindi, di vittoria, è pregato di ripassare non prima della prossima stagione, quando il Prez avrà sperabilmente provveduto a colmare almeno in parte una lacuna sesquipedale.

Ballardini, che non è micco, si era subito accorto di questo Grifo double face ed ha provveduto senza indugia puntellare il pezzo forte del repertorio, la difesa. Rare, rarissime, sono state le smagliature, negli ultimi mesi: le due di Bologna vanno scritte nel libro nero, non così l’episodio più fresco e crudele, la girata di un attaccante, il milanista André Silva, che non aveva ancora segnato nella serie A. Ci sta di giungere in lieve ritardo su una chiusura e di beccare il gol più atroce dell’annata. Un episodio non basta a ridimensiona la tenuta difensiva dei rossoblù, che, in precedenza, alla compagine forse più in salute del campionato avevano tolto il respiro. Prova ne sia, l’ora e mezza tutto sommato agevole trascorsa dal portiere Perin, mai costretto agli straordinari.

Il vero problema del Genoa è un altro. In quel fatidico ultimo minuto di recupero, il Genoa sarebbe dovuto giungere in vantaggio; invece aveva dilapidato un paio di ghiotte opportunità nei paraggi di Donnarumma. Clamorosa, in particolare l’inzuccata di Zukanovic uscita fuori di un pelo. Jella nera, certo, ma si è trattato dell’ennesimo spreco compiuto dai centraloni difensivi rossoblù in area avversaria. Col fisico e i centimetri che si ritrovano, dovrebbero vivere di prepotenza ed invece non riescono mai a regalare e regalarsi una gioia.

Manca un bomber di razza

Beninteso, colpevoli ben più di loro sono i giocatori deputati alle segnature. Pandev, il capocannoniere di casa, non è mai stato un bomber e i cosiddetti centravanti puri continuano a latitare terribilmente. Se non altro, sin quando Galabinov era rimasto in campo, il Milan non aveva chiuso i padron di casa nella propria area, ma da  qui ad immaginare una presenza anche fuggevole del bulgaro nei sedici metri nemici ce ne passa.

Il suo rilievo, Lapadula, proprio non riesce a combinarne una di apprezzabile. Domenica ha centrato in pieno… la Nord con una testata che aveva aperto il cuore alla speranza. Giusto concedergli l’attenuante dello sporadico impiego e anche ricordare le sue vicissitudini… infermieristiche, ma un apporto minimo lo dovrebbe ugualmente assicurare. Invece…

Poi c’è Pepito Rossi, che continua ad ispirare tenerezza, simpatia e crescente rimpianto nei supporters genoani. Siamo già a metà marzo e lui non si è ancora potuto proporre. Era una scommessa, di quelle che era più probabile perdere che vincere: purtroppo, nulla di clamoroso nel suo perenne travaglio.

Dunque, senza un centravanti degno di nota, centrocampisti sufficientemente produttivi (fatta eccezione per Laxalt) e difensori pericolosi in zona gol, resta solo accesa una fiammella di speranza, proiettata principalmente sulle sfide casalinghe contro le pericolanti. Al Genoa potrebbe bastare una rete alla volta, mica storiche goleade, per far festa e puntellare un piazzamento non esaltante ma neppure deprimente. Dopo il confronto impari di Napoli, il calendario torna ad essere meno improbo: trarne subito profitto significherebbe zittire anche quegli inguaribili pessimisti che non riescono proprio a scacciare i pensieri più brutti.