Difesa granitica e concretezza: così Ballardini salva il Genoa

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Ballardini allenatore del Genoa
Ballardini allenatore del Genoa

Il Genoa vince a Verona ed esce dalla zona retrocessione. Ballardini ha rimesso a posto le cose e adesso sale l’attesa per Giuseppe Rossi.

Con Ballardini il Genoa si sta facendo beffe persino della media inglese: due vittorie esterne ed un pari casalingo rappresentano un trend da Champions, e pazienza se resta ancorato ad un semplice trittico di gare. I meriti del romagnolo sono indiscussi: con lui al timone è cresciuta l’autostima ma anche l’organizzazione tattica. Soprattutto, la squadra ha capito il ruolo che andrà a svolgere da qui alla fine, senza quei voli pindarici tipici dell’era Juric. E’ un Grifo targato pragmatismo, che privilegia la concretezza all’audacia; il giusto atteggiamento di chi vuole scongiurare il peggio incamerando partita dopo partita i punti necessari.

Genoa vincente: tutti i meriti di Ballardini

Il “Balla” ha pure compreso che in situazione di pericolo vige il “primo non prenderle”, che non significa essere rinunciatari, ma partire dalla difesa. Non è casuale che il Genoa abbia limitato a tre le insidie portate dalla nobile Roma dopo che al Crotone erano stato lasciate in zona gol solo le briciole e prima che al Verona si sia concesso solo un paio di tentativi neppur troppo pericolosi.

Un mese e mezzo fa la difesa rossoblù, priva di Izzo, ancora sotto squalifica, e di Spolli, in bacino di carenaggio, imbarcava acqua come una vecchia carretta del mare. Oggi, con i due califfi inamovibili davanti a Perin, il settore è diventato impermeabile: merito anche dalla mentalità introdotta da Ballardini, che pretende un costante sacrificio in ripiegamento anche alle punte. Col nuovo mister, Napoli e Juve non avrebbero sicuramente firmato una goleada e forse neppure vinto.

Il rovescio della medaglia riguarda l’altra fase, quella di impostazione e conclusione: un piccolo disastro. A Crotone, con un dominio territoriale e tattico assoluto, si poteva chiudere anzitempo la contesa  – avviata verso il successo da Rigoni – senza dover soffrire sino alla fine. Con la Roma, se De Rossi si fosse risparmiato quell’assurdo raptus, sarebbe finita a schifìo, data l’”impotentia generandi” degli avanti rossoblù. Infine, il fresco capitolo crotonese: contro una difesa ballerina e balbettante, una squadra da metà classifica sarebbe dovuta andare a nozze ed invece i rossoblù hanno avuto bisogno di una svirgolata provvideniale di Bertolacci su cross di Taarabt per spedire a bersaglio Pandev, scongiurando così uno squallido 0-0, figlio anche degli errori imperdonabili di Rigoni e Biraschi davanti al portiere avversario.

Il Genoa attuale manca di un vero centravanti, date le difficoltà di Lapadula a tornare ad una forma accettabile, ma non illudiamoci che colmando questa lacuna si possa ammirare una macchina da gol. Ballardini è un ottimo allenatore, ma certe qualità di freddezza, tecnica e precisione al moento di concludere non si acquistano al supermercato: quasi impossibile rendere più “nobili” i piedi di Laxalt, Rosi e Rigoni e accrescere la rapidità di Bertolacci e Veloso in rifinitura. Mancano le reti di centrocampisti e difensori, ma anche chi potrebbe ispirarle con qualche passaggio smarcante, frutto di estro e fantasia.

Benvenuto Pepito Rossi

L’ingaggio di Pepito Rossi suscita nel popolo genoano curiosità mista a speranza: ovvio che tutti auspichino il “bis” della miracolosa operazione Thiago Motta. L’auspicio è che questo ragazzo, bersagliato da una jella indicibile, ritrovi il sorriso e la via del gol, ma è ancora presto per illudersi: una cosa è la guarigione fisica, un’altra è il recupero dell’autonomia atletica – che consenta un impiego ben oltre la entina di minuti – e anche della necessaria brillantezza. Certo, se il bomber nato nel New Jersey fosse presentabile e gli capitassero la opportunità piovute su piedi di Lapadula due domeniche orsono, non le sbaglierebbe di certo…

Plaudiamo all’amore infinito del Prez per questo tipo di “scommesse”, ma sarebbe l’ora di smetterla con i giocatori a costo zero reduci da più o meno lunghi periodi di crisi, fisica o psicologica che sia. Il settimo pubblico più fedele d’Italia pretende legittimamente anche qualche rinforzo in piena salute e nel momento più felice della carriera.