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I miracoli genovesi...di San Gennaro all'ultima giornata
GenoaSamp | topnews
Mercoledì 12 Maggio 2010 14:03
Samp_Cassano_Gargano_contrastoFrequenti le occasioni in cui la squadra partenopea ha incrociato il cammino delle genovesi nell’ultimo turno di campionato a livello di serie A. Curiosamente  in ogni circostanza  si è trattato di “partita della vita” per  una o per l’altra squadra ed in tal senso non  sfugge alla regola l’imminente scontro  di domenica prossima al Ferraris fra doriani e partenopei. L’aspetto strano (e di ottimo auspicio) è che in ogni volta le genovesi hanno sempre raggiunto gli obbiettivi prefissati,  spesso al termine di situazioni drammatiche.
Iniziamo dal  lontano 16 maggio 1937 quando la Sampierdarenese, antenata blucerchiata, chiedeva  punti salvezza al Napoli nell’epilogo di quel torneo. Si giocava al vecchio stadio del Vomero che venne violato dai lupi rossoneri (allora si chiamavano così) grazie ad una doppietta si Spivach, atleta di chiare origini slave. Il contemporaneo successo della Roma sul Novara sancì una  miracolosa incolumità dei genovesi  ai danni dello stesso  Novara e dell’ Alessandria.

Destino  opposto il 14 giugno 1942 quando erano gli azzurri partenopei a chiedere al Genoa al Ferraris il salvacondotto per rimanere fra le elette. I rossoblu, non ancora gemellati a livello tifoseria, non ebbero pietà. Il Napoli esibì in campo il modo peggiore per difendere  la terz’ultima posizione, giocando una partita scialba e incolore. Un 3-0 del grifone con  gol di Trevisan, Barbieri e Conti  che proiettò i rossoblu al quarto posto finale e gli avversari… ad una mesta retrocessione.

Scherzo del  fato calcistico quello  che avvenne 15 anni più tardi esattamente il 16 giugno 1957, quando un tranquillo Napoli si presentava a Marassi nella giornata conclusiva, ospite di un Genoa oppresso dall’imperativo di vincere per sperare  nella salvezza, da perfezionarsi comunque tramite eventi favorevoli su altri campi. Forse memore dello smacco subito tre lustri addietro, il Napoli giocò una partita gagliarda, persino esagerata dal punto di vista agonistico visti i suoi obbiettivi del momento. Nonostante ciò, il Genoa vinse 1-0 (gol di Antonio Corso) e la partita incrociata, Triestina- Atalanta vinta dagli orobici, significò una salvezza fra le più sofferte. Un’ eventuale  parità fra giuliani e atalantini avrebbe significato uno spareggio a tre!

Circa un ventennio più tardi, siamo al 16 maggio 1976, la Sampdoria attende a Marassi il Napoli presentando al termine della penultima di campionato una classifica che la vede terz’ultima e fortemente indiziata di caduta in serie B. Solo un successo sugli avversari può scongiurare l’infausta eventualità. E successo sarà. Nonostante quel giorno lo spazio sportivo sarà monopolizzato dal Torino campione d’Italia 27 anni dopo Superga, vi sarà pure un’appendice per la Sampdoria che supera per  2-1 i partenopei.  Le  reti iniziali  di Tuttino e Magistrelli su rigore sembrano garantire che tutto giri per il verso giusto. A mezz’ora dal termine, il gol dal dischetto del napoletano Savoldi, che riapre la partita, avrà solo l’effetto di  mettere a dura prova le coronarie dei supporters presenti.

Ed eccoci alla madre di tutte le salvezze rossoblu. Anche stavolta è il 16 maggio, ma l’anno il 1982.
Il Genoa si presenta al San Paolo di Napoli nell’ultima fatica di campionato convinto di avere   espletato il suo dovere. Un demotivato Napoli e due punti di vantaggio sul Milan sembrano bottino sufficiente per raggiungere l’agognato traguardo della salvezza, prospettiva che diventa quasi certezza quando Briaschi dopo appena 3 minuti porta in vantaggio i rossoblu. Ma il Napoli sembra non starci. Il povero Gorin, in seguito, mi avrebbe riferito personalmente che almeno 5 giocatori partenopei erano stati… fortemente motivati a vincere la partita. Comunque tale affermazione postuma ebbe la sua giustificazione dal fatto che a 5 minuti dal termine i partenopei conducevano 2-1 ed il Milan era virtualmente salvo. Ma la “disattenzione” del portiere Castellini ed il conseguente storico gol di Faccenda ribaltarono il tutto. Il 2-2 finale significava salvezza allucinante per il Genoa, retrocessione (!!!) per il Milan, e… gemellaggio fra le tifoserie genoane e partenopee, feeling che dura tuttora.

Ma per  tutte le regole c’è un’eccezione che le conferma e stavolta in modo pieno. In verità il campionato 1973 -74 si concluse il 19 maggio 1974, quando fra le partite in programma spiccava pure un Genoa – Napoli. La stessa tuttavia non può venir presa in considerazione nel contesto citato. In primo luogo perché venne disputata a giochi già definiti (Napoli terzo e Genoa… retrocesso già da un mese). La seconda, fatto più importante, è che la gara venne disputata sul campo neutro di Piacenza alla presenza di poche decine di spettatori (il Genoa aveva il  Ferraris squalificato). Per la cronaca il Napoli vinse 2-1 (doppietta di Braglia e gol genoano di Rosato).

Alla luce di questi esaltanti precedenti, si può tranquillamente affermare che la Sampdoria di Garrone nella partita “della storia” contro il Napoli è sicuramente nelle buone mani… di San Gennaro!


Marco Colla
 


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